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9,3 milioni di nuovi posti di lavoro da qui al 2025. Quali le professioni di domani?

L’automazione, l’immigrazione, le fabbriche che chiudono, gli ingegneri “made in China” e “made in India” e noi – italiani – che ancora fatichiamo a dare istruzioni in inglese ai turisti in vacanza nelle nostre città. Quando uno ha figli  – giovani e piccoli – un brivido corre lungo la schiena. Come sarà il loro mercato del lavoro in Italia e in Europa, magari tra 10 anni?

Un dato è emerso al World Economic Forum, l’anno scorso, e  ha fatto il giro del mondo: il 65% dei bambini che iniziano ad andare a scuola in questi anni, quando termineranno il ciclo di studi, faranno un lavoro che ora non esiste. E giù un fiorir di  commenti, discussioni, pareri. In gran parte catastrofici. Prendiamo l’evoluzione tecnologica. Anche in passato ha trasformato il lavoro in un arco di tempo relativamente breve.  Ma la differenza tra “allora” e “ora” è  che stiamo affrontando una nuova era di automazione in cui i robot ed i calcolatori possono non solo effettuare meglio e in modo più economico tutta una serie di attività fisiche  del lavoro umano. Ma sono e saranno sempre più utilizzati per attività che includono capacità cognitive.

Quindi, gran parte del lavoro “umano” verrà a breve rimpiazzato dalle macchine, assieme ad eserciti di disoccupati? No. Almeno secondo l’analisi di InTribe – società italiana che incrocia Big Data e tendenze sociali –  nel report che presenta oggi, basato prevalentemente sull’elaborazione di dati Cedefof 2016 (Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale).

I posti aumenteranno
La prima informazione che si rileva è che nel periodo 2015-2025 i posti di lavoro “netti”, ovvero la differenza tra gli occupati 2025-2015, la cosiddetta  expansion demand, aumenterà di quasi il 3% a livello europeo (Europa a 28 Paesi). In Italia, prendendo come base il 2015, circa il 34% del totale dei posti di lavoro saranno “sostituiti” entro il 2025 (pensionamenti e altre uscite dal lavoro), ma ci sarà anche un’espansione delle domanda (incremento netto 2025-2015) superiore al 4%. Questa crescita – anche se non eccitante – è comunque superiore a quanto previsto per l’Europa nel suo complesso. In ogni caso, in totale, si creeranno (tra il 2015 e il 2025) quasi 9,3 milioni di opportunità occupazionali dati dalla somma della sostituzione e dell’espansione, per chi entrerà nel mondo del lavoro.

Profili qualificati 
Sì, ma di che tipo? I posti si concentreranno  nella fascia rappresentata da persone con qualifica di alto livello: oltre 2,3 milioni di posti di lavoro in più tra il 2015 e il 2025. Mentre nella fascia con qualifiche di basso livello assisteremo ad una perdita di oltre 2 milioni di posti di lavoro tra il 2015 e il 2025. In Europa 28 (escluse Svizzera, Norvegia e Islanda) la maggior parte delle opportunità occupazionali – circa il 21% dal 2015 al 2025 – riguarderanno le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (scienze, ingegneria, sanità, impresa e istruzione), seguite dalle professioni tecniche ed associate 17% (professioni che richiedono, per essere esercitate, di conoscenze operative e normative in ambito ingegneristico, sanitario, nelle attività commerciali e nella pubblica amministrazione). Queste due categorie insieme rappresentano quasi il 40% di tutte le opportunità. In calo le categorie degli impiegati e degli addetti a impianti, macchinari e montaggio. Fortemente in diminuzione artigiani e operai specializzati (-6% netto con una perdita di quasi 1,5 milioni di posti) e il personale specializzato in ambito agricolo, ittico e forestale (-13% di occupati dal 2015 al 2025).

Focus sull’industria
Sempre nel perimetro europeo, circa il 30% dei posti, dal 2015 al 2025, riguarderanno il macro-settore dei “Sevizi ad imprese e a privati” (comprendono servizi di informazione e comunicazione, attività finanziarie e assicurative, immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche, amministrative e di servizi di supporto, attività artistiche ed altri servizi), seguite dal macro-settore  “distribuzione e trasporti” con circa il 24% del totale delle opportunità lavorative (dove confluiscono commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli, trasporto e magazzinaggio, servizi di alloggio e di ristorazione). Queste due categorie insieme rappresentano oltre il 50% di tutte le opportunità occupazionali. Numeri importanto ma con una crescita inferiore, invece,  in ambiti quali amministrazione pubblica e difesa, istruzione, sanità e assistenza sociale.

L’insidia: scarse competenze digitali
Se scarse qualifiche e bassa scolarità diventeranno sempre più ”trappole”, quando si richiedono competenze digitali già oggi il gap tra domanda e offerta è evidente. Con il rischio di far restare un  Paese in recessione per anni. Secondo dati di Bruxelles, in Italia, nel 2016, tra i giovani adulti tra i 25 e 34 anni, solo il 41% ha usato (in modo basico) un foglio elettronico contro una media Ue a 28 del 50% e solo il 29% lo ha utilizzato in modo “avanzato” per organizzare e analizzare i dati (ordinamento, filtri, formule, grafici…) contro il 34% della media europea. La mancanza di competenze specifiche e avanzate ha generato il fenomeno, presente soprattutto in Italia, denominato digital mismatch: le persone in cerca di lavoro spesso non sono in grado di rispondere ai requisiti e alle competenze tecnologiche e digitali necessarie alle aziende. Le previsioni della Comunità europea (2015-2020) stimano una crescita costante di posti di lavoro nel settore Ict, mediamente, di oltre 100mila all’anno, fino al 2020. Questi posti però potrebbero essere oltre 750 mila in più se non fosse per la mancanza di competenze richieste. In altre parole, la domanda potenziale nel settore Ict, in Europa, potrebbe essere di quasi 9 milioni di posizioni. Ma oltre 750 mila (oltre l’8%) rimarranno vacanti perché le aziende non troveranno candidati con preparazione adeguata.

Fonte: Sole24ore

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